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ALTRO CONTRIBUTO

 Mettendo in ordine miei file di qualche anno or sono, ho trovato questa raccolta di citazioni di cui (devo provare a immaginare, perché non ricordo) forse mi sono servita per un tema in classe. Mi sono subito sembrate adatte al qui e ora , perciò le condivido con voi. Magari serviranno.  1)       «Quando uso una parola», Humpty Dumpty disse in tono piuttosto sdegnato, «essa significa esattamente quello che voglio – né di più né di meno.» «La domanda è», rispose Alice, «se si può fare in modo che le parole abbiano tanti significati diversi.» «La domanda è,» replicò Humpty Dumpty, «chi è che comanda – tutto qui.» (Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie )   2)       Ghiannis Ritsos, poeta greco, “le parole sono come vecchie prostitute, che tutti usano spesso e male”.   3)       Alice rise: «È inutile che ci provi», disse; «non si può credere a una cosa impossibile.»  «Oserei ...

NUOVO POST ESTIVO (invece di aggiornare quello con gli spunti di pensiero)

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Pubblico un paio di articoli con spunti di conoscenza/approfondimento/discussione o anche solo per suscitare curiosità in merito a temi o a autori.   Correggere il mondo è peggio che non toccarlo - di  Fabio Deotto  - C'è un aneddoto che ricorre nelle lezioni universitarie di zoologia e biogeografia, e riguarda la  Lissachatina fulica , nota anche come lumaca gigante africana. Nel 1936 l’esercito americano decise di introdurla nelle isole Hawaii: l’idea era di sfruttare queste chiocciole grosse quanto il palmo di una mano adulta come riserva di cibo, ma nel giro di pochi anni alcuni esemplari scapparono e furono liberi di diffondersi. E poiché questa lumaca è in grado di cibarsi praticamente ogni cosa, dalle piante, ai roditori, al cartone, fino allo stucco delle case, ben presto si rese necessario sbarazzarsene. Per farlo, il governo americano pensò bene di introdurre nelle isole un’altra lumaca africana, l’ Euglandina rosea , che però, invece di prendere di mi...

SAGGIO INTRODUTTIVO OVIDIO IN SOSTITUZIONE PROVVISORIA DI SERMONTI

  OVIDIO LA PAROLA: UN DONO E UN ERROR L’8 d.C. è un anno cruciale nella vita di Ovidio, nato a Sulmona, nei pressi di L’Aquila, nel 43 a. C. L’imperatore Ottaviano Augusto, il princeps che nell’arco d’un ventennio è riuscito a fare quello che al padre adottivo, Cesare, era costato un bel po’ di pugnalate mortali (trasformare la res publica in imperium Augusti ), lo condanna all’esilio perpetuo, a Tomi. Da questo paese sperduto, coincidente con l’attuale Costanza, sul mar Nero, Ovidio lancia disperati appelli a personaggi influenti di Roma affinché intercedano presso il sovrano e gli procurino, se non la possibilità di tornare a Roma, almeno quella di avvicinarsi all’Italia. La relegatio dura invece fino alla morte, avvenuta nel 17 o 18 d. C., dato che nemmeno il successore di Ottaviano, Tiberio che subentra in veste di Augusto alla morte di quest’ultimo nel 14, concede il perdono al poeta. Impossibile determinare con certezza quale sia stata la colpa, il crimen commesso da...