RIASSUNTO DELLA NOVELLA La carriola, dalle Novelle per un anno di Luigi Pirandello La novella di Pirandello La carriola è scritta in prima persona: il narratore è pertanto interno e coincide con il protagonista. All'inizio egli intrattiene una sorta di monologo interiore, nel quale fa riferimento a una creatura (utilizza un pronome femminile per indicarla) che assisterebbe a un non meglio precisato atto ch'egli compie solo e esclusivamente di fronte a lei, ogni giorno, in un momento che definisce di follia liberatoria. Si capisce, da come ne discorre, che si tratta di un atto che potrebbe turbare molto chi, all'infuori di questa, ancora non meglio definita creatura, si trovasse a esserne spettatore. Successivamente il narratore si descrive come un uomo molto indaffatato e influente, al quale in tanti fanno riferimento, a partire dai famigliari (moglie e figli) per arrivare ai suoi assistiti (fa di profess...
Il racconto di R. Bradbury Il sorriso è ambientato in un luogo genericamente indicato dal narratore esterno come una città desolata e impoverita, in cui si riuniscono a formare una coda moltissime persone fin dal mattino presto, per una specie di festa. Tra loro c'è un ragazzo di nome Tom, che viene bistrattato e poi difeso da alcuni presenti adulti. Questi ultimi, parlando tra loro, fanno riferimento a rituali di distruzione compiuti, periodicamente e sotto controllo dell'autorità, a danno di creazioni di qualsiasi specie ereditate della civiltà: si capisce che nutrono un odio profondo per chi li ha ridotti allo stato presente. L'occasione per cui sono stati riuniti è, questa volta, un dipinto: si tratta della Gioconda. Tutti, tranne Tom, sono preda del desiderio forsennato di sputare sul quadro, come previsto dalla cerimonia. Il ragazzo non riesce a farlo, perché lo trova bello e ne è commosso. Quando poi la folla riceve il permesso di farlo a pezz...
Virgilio, Georgiche , IV, 453-527 Illa quidem, dum te fugeret per flumina praeceps, immanem ante pedes hydrum moritura puella servantem ripas alta non vidit in herba. At chorus aequalis Dryadum clamore supremos 460 implerunt montes; flerunt Rhodopeiae arces altaque Pangaea et Rhesi mavortia tellus atque Getae atque Hebrus et Actias Orithyia. Ipse cava solans aegrum testudine amorem te, dulcis coniunx, te solo in litore secum, 465 te veniente die, te decedente canebat. Taenarias etiam fauces, alta ostia Ditis, et caligantem nigra formidine lucum ingressus manesque adiit regemque tremendum nesciaque humanis precibus mansuescere corda. 470 At cantu commotae Erebi de sedibus imis umbrae ibant tenues simulacraque luce carentum, quam multa in foliis avium se milia condunt vesper ubi aut hibernus agit de montibus imber, matres atque viri defunctaque corpora vita 475 magnanimum heroum, pueri innuptaeque puellae, impositique rogis iuvenes ante ora parentum, quos circum limus niger et deformis ...
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